«Ordine e sicurezza sono doni che costano sacrificio a chi li garantisce e che però contribuiscono notevolmente al bene di tutti». Meloni? Salvini? Le Pen? No, Papa Leone XIV. Queste parole sono state pronunciate dal Pontefice nel corso dell’udienza con i dirigenti e il personale dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano. E hanno un significato ben chiaro. Certo, sono riferite al grande lavoro che la gendarmeria ha fatto nell’anno del Giubilieo nel corso del quale, ha ricordato Papa Prevost «a Roma e in Vaticano sono passati più di 33 milioni di pellegrini». Senza che nulla sia successo.

Insomma con «ordine e sicurezza» si vive bene anche per il Papa. Questa uscita a molti è parsa anche una puntualizzazione alle parole pronunciate pochi giorni fa dal suo segretario di Stato, Pietro Parolin, che a margine di un evento aveva commentato così le polemiche sul nuovo decreto Sicurezza annunciato dal governo a seguito dell’accoltellamento dello studente di La Spezia: «Ciò che serve è più sicurezza? Io direi più valori, più educazione, aiutare questi ragazzi a riflettere, a vivere anche le cose positive, a non lasciarsi trascinare, certo ci vogliono evidentemente anche delle misure di sicurezza, non lo neghiamo ma non sono sufficienti». E ancora: «Una sintesi? Se vogliamo usare una formula possiamo dire “più educazione e meno repressione”».