Città del Vaticano, 20 gen. (askanews) – “Viviamo immersi nella cultura della rapidità, dell’immediatezza, della fretta, ma anche dello scarto e dell’indifferenza, che ci impedisce di avvicinarci e fermarci lungo il cammino per guardare i bisogni e le sofferenze che ci circondano”. E’ quanto sottolinea Papa Leone XIV nel suo Messaggio per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato 2026 sul tema: “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”, diffuso oggi dal Vaticano.
Il pontefice nel suo scritto sottolinea che “l’amore non è passivo, va incontro all’altro” mentre “essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare”.
“Per questo – aggiunge il Papa – il cristiano si fa prossimo di chi soffre, seguendo l’esempio di Cristo, il vero Samaritano divino che si è avvicinato all’umanità ferita. Non si tratta di semplici gesti di filantropia, – conclude Papa Prevost – ma di segni nei quali si può percepire che la partecipazione personale alle sofferenze dell’altro implica il donare sè stessi, significa andare oltre il soddisfacimento dei bisogni, per arrivare a far sì che la nostra persona sia parte del dono”.







