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20 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 11:38
“Ci sono giorni di sollievo, ma anche giorni in cui prevale la fragilità e il bisogno di silenzio”. Eleonora Palmieri, veterinaria di 29 anni, da venti giorni ricoverata nel Centro ustioni del Niguarda, in una intervista a Repubblica ripercorre la notte del devastante rogo del Constellation bar di Crans-Montana, con le sue 4o vittime e oltre 100 feriti, e il lungo percorso che l’attende. Era la sua prima volta in Svizzera, in vacanza con il fidanzato Filippo per festeggiare il Capodanno. “Era una serata di gioia, ma poco prima della mezzanotte tutto è precipitato”, racconta. Il caos del momento l’ha separata dal suo fidanzato, ma, confessa, il pensiero che lui fosse al sicuro l’ha confortata. Subito dopo, il fumo ha invaso la sala e il fuoco ha iniziato a salire. “Mi sono sentita impotente, in trappola“, ricorda.
L’istinto di sopravvivenza l’ha portata fuori dal locale, ma durante il viaggio verso l’ospedale di Sion, la sofferenza è stata intensa. “Sentivo la pelle che cedeva, il dolore dei collant bruciati, ma dovevo resistere”. Arrivata in elicottero a Milano, ha sperato che fosse un sogno, ma la realtà l’ha travolta. “Vedere i volti della mia famiglia e di Filippo mi ha dato forza. Nel periodo successivo, Eleonora ha trovato conforto nei piccoli gesti quotidiani del personale ospedaliero, che l’ha accompagnata in ogni momento.









