Tutto è iniziato con Anthony Armstrong, sviluppatore di giochi presso Ubisoft Toronto, che a dicembre ha pubblicato su LinkedIn un messaggio per conto di un familiare – «un fan sfegatato di Gran Theft Auto» – da anni in lotta contro un cancro che ora, secondo i medici, gli lascia tra i sei e i dodici mesi di vita. «Con questa ultima diagnosi – scriveva Armstrong – potrebbe non essere più qui quando GTA 6 uscirà. Nel migliore dei casi, ce ne andremo nello stesso mese del lancio». La richiesta era semplice e disarmante: un playtest esclusivo, magari presso lo studio di Rockstar a Oakville, a due passi da casa del malato, con la firma di un accordo di riservatezza che avrebbe garantito la massima segretezza.

I videogiochi che non vediamo l’ora di provare nel 2026

DI ALESSANDRA CONTIN, LORENZO FANTONI, STEFANIA SPERANDIO

02 Gennaio 2026

Il post è stato cancellato dopo aver ricevuto un grande passaparola. Ma non prima che l'eco della storia raggiungesse le stanze dei bottoni di Take-Two Interactive, la casa madre di Rockstar Games. Armstrong ha aggiornato i suoi contatti con un messaggio criptico ma carico di emozione: «Abbiamo parlato con loro oggi e ricevuto ottime notizie. Non posso davvero dire altro, ma grazie di cuore a tutti».