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Lo sfogo del dem: "La destra riesce a essere unita anche nelle diversità, noi invece facciamo a gara a chi è più puro"

«Si è aperta la caccia ai riformisti»: Graziano Delrio lo dice con il tono preoccupato di chi conosce la vecchia storia che contrappone riformisti e massimalisti. Nel ventiseiesimo anniversario della morte di Bettino Craxi lo scontro che si consuma nel Pd ricorda pagine del passato. Oggi il tentativo è eliminare quella parte del Pd schierata per il «sì» nel referendum per la separazione delle carriere tra giudici e Pm, o predica l'esigenza di una maggiore attenzione per l'elettorato moderato. «È sempre stato il male della sinistra - spiega Delrio - perché se la logica è quella di coltivare solo l'identità e la purezza ti incammini inesorabilmente sul sentiero della sconfitta».

I segnali ci sono tutti. C'è anche chi arriva come il professore Montanari, che neppure è iscritto al partito, a proporre l'espulsione di personaggi come Guerini, Ceccanti, Gentiloni, Picierno e lo stesso Delrio senza che Elly Schlein dica niente, pronunci una parola di solidarietà. Ma non è solo lui. «Le uscite di Bettini e Boccia - continua nel suo sfogo Delrio - sono preoccupanti perché si confonde l'unanimismo con l'unità». Tornano i fantasmi di un passato che puntualmente torna nella storia della sinistra. «In politica se si fa la gara - avverte l'esponente riformista - tra chi è più puro si perde. Noi dovremmo adottare il motto dell'Unione europea: l'unità nella diversità. La destra a suo modo lo fa. Invece questo limite, questo male è da sempre la condanna della sinistra».