Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

La premier chiude la sei giorni asiatica: a Nuuk missione Nato congiunta Ue-Usa

La sei giorni di Giorgia Meloni in Asia si conclude dopo l'incontro con il presidente della Repubblica di Corea Lee Jae-Myung, ultimo appuntamento di una missione che in precedenza l'aveva portata in Oman e Giappone. Un viaggio, il più lungo da quando siede a Palazzo Chigi, focalizzato sui rapporti commerciali e sulla cooperazione in comparti chiave come difesa, elettronica, automotive e telecomunicazioni. Ma sul quale inevitabilmente aleggia lo scontro in corso sulla Groenlandia tra Stati Uniti e Europa. Un muro contro muro che nel lungo volo che da Seul la riporta a Roma con tappa finale a Tashkent, dove incontra il presidente dell'Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev non fa che inasprirsi, rendendo sempre più complicato il tentativo di una ricomposizione a breve. Su cui Meloni si sta impegnando in prima persona, tanto che domenica scorsa durante un punto stampa al quindicesimo piano del Lotte Hotel di Seul non ha fatto mistero di aver parlato sia con Donald Trump che con il segretario generale della Nato Mark Rutte, con l'obiettivo di riportare la contesa sotto il comune ombrello dell'Alleanza atlantica. Quello che auspica la premier è che ci si possa sedere a un tavolo con il presidente americano e dare il via a una corposa missione Nato in Groenlandia, con migliaia di uomini e una partecipazione ognuno per la propria quota di tutti gli europei e degli Stati Uniti. Una soluzione che Meloni ha sollecitato anche nei suoi contatti delle ultime ore con diversi leader europei. Tanto che Stefan Kornelius, portavoce del cancelliere tedesco Friedrich Merz, ieri ha definito la telefonata di Meloni a Trump "un contributo utile verso una de-escalation".