Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Nell'immagine storica l'emblema di un Paese che sognava di scalare le classifiche internazionali
Quella bellissima dozzina. Era il millenovecentoottantacinque, i migliori anni della vita italiana, settore moda. Dodici artisti del filo e della creatività, lo sfondo del Duomo voluto dai fotografi americani, mentre la prima istantanea aveva immortalato il gruppo davanti all'Arco della Pace, c'erano tutti, Paola Fendi, Laura Biagiotti, Gianni Versace, Valentino, Krizia, Gianfranco Ferrè, Moschino, Mila Shoen, Mario Valentino, Ottavio Missoni, Luciano Soprani e Giorgio Armani, come ex compagni di scuola, quello con la barba, l'altro con le mani in tasca, uno senza giacca ma in camicia e cravatta, sorrisi vari, fratelli d'arte di un'Italia allora meravigliosa, signori, re e imperatori, uniti e riuniti a dimostrare la forza creativa e l'impegno produttivo.
Sopra il vestito c'era tutto, un mondo affascinante ma vero, quella era un gruppo, non era una squadra, dodici individualità nette, dodici modi di intendere lo stesso obiettivo con un percorso differente. Era l'eleganza, sostantivo poi usato ed abusato da nuovi stili e nuove esigenze di mercato, l'Italia aveva ormai recuperato tutto lo svantaggio superando la moda francese che ancora resiste nei profumi e nei relativi ambigui e inquietanti slogan pubblicitari. Il derby con la pomposa haute couture era vinto ma nessuno aveva voglia di fermarsi sul podio. Sarebbe poi toccato anche alla cucina ma la moda cresceva e i nostri sarti e sarte, detti stilisti, prendevano a farsi conoscere e riconoscere all'estero, l'America di Hollywood, i costumi di attrici famose, il segno di classe, il genio italiano.






