Roma, 19 gen. (askanews) – Da un lato i paesi europei, dall’altro il rapporto con gli Usa, con il presidente Donald Trump: nel mezzo un gioco di equilibri e un sentiero che per la premier Giorgia Meloni, interessata al ruolo di mediatrice tra le due sponde dell’Atlantico, ma anche attenta a non finire isolata in Ue, forse non è mai stato così stretto. Di ritorno dalla missione in Asia il dossier Groenlandia – con la decisione americana di dazi aggiuntivi agli otto paesi europei che hanno mandato soldati nell’isola artica – resta aperto e le incertezze sono molte.

E’ incerta anche l’agenda dei prossimi incontri perchè tutto è in divenire, anche se l’interlocuzione tra Meloni e i leader europei, a partire dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen – dopo la telefonata di ieri in cui la premier ha detto direttamente a Trump che considerava “un errore” la mossa sui dazi – è continua. Il possibile vertice che Trump avrebbe voluto a margine del Forum di Davos in Svizzera appare sempre più improbabile.

Dunque la prima data ufficiale su questo fronte è il 22 gennaio quando Meloni parteciperà alla riunione straordinaria dei 27, fissata dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa per fare il punto sulla Groenlandia e sullo stato delle relazioni transatlantiche, messe sempre più alle strette negli ultimi mesi tra dazi ed esternazioni varie di Trump, tra cui quella sulla scomparsa nel giro di due decenni dell’Europa. Tutte le opposizioni, oggi, hanno chiesto alla premier di riferire in aula a Camera e Senato prima del Consiglio straordinario e di conoscere l’atto di indirizzo con cui il governo si presenterà a Bruxelles.