Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Non sappiamo se, in certi casi, facciano più danni i giornalisti o i professori

Un ragazzo che uccide a coltellate, a scuola, un suo compagno di classe perché aveva condiviso sui social la fotografia della sua ragazza: omicidio a sangue freddo per futili motivi.

Come tutti, anche noi siamo rimasti sconvolti da quanto è accaduto a La Spezia. Questo il primo giorno. Il secondo invece, così come ci è successo per il caso del ladro ucciso a Lonate Pozzolo, a colpirci - da lettori e da giornalisti è stata la narrazione che ne hanno fatto i giornali. O perlomeno, alcuni giornali. Ieri, su Repubblica, accanto alla cronaca del fatto di sangue, un grande spazio è stato dedicato all'intervista di una insegnate (della cooperativa "Mondo Aperto"...) che ha avuto come alunno il giovane assassino. Titolo: "Amava poesia e studio, ma aveva l'abisso dentro". Sommario virgolettato: "Aveva delle posizioni estremiste, ma sapeva anche essere generoso difendendo chi era più debole".