I rischi nel trattato di libero scambio fra Ue e Mercosur ratificato ieri ad Asuncion, capitale del Paraguay, da Ursula von del Leyen, sono amplificati dai regolamenti europei. Il sistema di etichettatura “armonizzato” rende quasi impossibile per il consumatore individuare l’origine delle materie prime utilizzate. Un meccanismo frutto dello strapotere tedesco a Bruxelles, con la Germania impegnata a nascondere il più possibile i Paesi di provenienza di salumi, formaggi e non solo. Da noi le etichette sono molto più trasparenti in virtù di un pacchetto di decreti approvati e reiterati dai governi Italiani a partire dal 2017. Riso, pasta, salumi e formaggi sono in vendita nei nostri supermercati con la dichiarazione d’origine obbligatoria solo per questo motivo, ma in via sperimentale.

In ogni caso, anche immaginando che i consumatori leggano con la massima attenzione le etichette dei cibi che mettono nel carrello della spesa (purtroppo non è così!), le fregature sull’origine sono sempre in agguato. Per la frutta e la verdura fresche è abbastanza facile verificare quale sia il Paese di origine, visto che la dichiarazione in etichetta è obbligatoria. Ma per i trasformati è tutta un’altra musica.