VERONA - Quante cose si scoprono aspettando l’arrivo del Sacro Fuoco, quello acceso a Olimpia, Grecia, il 26 novembre dell’anno scorso e arrivato in Italia in aereo dentro a una scatola di vetro, la famosa lanterna. Ecco, a Verona tante delle migliaia di persone che hanno aspettato l’arrivo della Fiamma Olimpica da metà pomeriggio a sera inoltrata, pensavano che la torcia restasse accesa sempre. E, soprattutto, che da Desenzano del Garda, dov’è partita ieri mattina per la tappa numero 42 su un totale di 60, sarebbe stata sempre portata a mano. Anzi, a braccio. E con il braccio bello alzato, anche perché la “creatura” pesa solo un chilo e mezzo. E invece no. La torcia di Milano Cortina 2026 dal nome “Essential” - stile minimalista con annesso messaggio di sostenibilità essendo stata realizzata in materiali riciclati, leghe di alluminio e ottone - ogni tanto viene spenta e, soprattutto, viaggia anche in furgone. È nei centri urbani che vengono assoldati i tedofori, poi, tra una città e l’altra, si accorciano le distanze in auto. Ma quando arriva il convoglio è una festa.
Macchine e moto della polizia di scorta, i camioncini degli sponsor che distribuiscono gadget lanciandoli in strada (ieri erano berretti rossi, apprezzati stante il freddo) come facevano una volta gli sposi con i confetti, musica a palla. In corso Cavour, a Verona, con più di mezz’ora di ritardo sulla tabella di marcia, è stato così. Con gente che sgomitava per salutare, fotografare, abbracciare due tedofori d’eccezione. Non atleti, non ex olimpionici, non soubrette o cantanti, non attori poi cancellati dalla lista (com’è successo a Massimo Boldi), ma portatori di un messaggio di pace. E non è un caso che ad attendere Aziz Abu Sarah e Maoz Inon, il primo palestinese, il secondo israeliano, già protagonisti del celebre abbraccio con Papa Francesco nell'evento “Arena di pace” il 18 maggio 2024 in occasione della visita del Pontefice a Verona, ci fossero anche le istituzioni: il sindaco di Verona Damiano Tommasi, artefice della loro partecipazione alla tappa della Fiamma olimpica, il presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani con la consigliera delegata Elisa De Berti, il numero uno della Provincia scaligera Flavio Massimo Pasini. E intanto, qualche centinaio di metri più in là, proprio davanti all’Arena dove il 22 febbraio si concluderanno le quarte Olimpiadi ospitate in Italia (Cortina 1956, Roma 1960, Torino 2006), ad aspettare l’ultimo tedoforo c’erano il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi e l’amministratore delegato del comitato organizzato, Andrea Varnier. Entrambi veronesi, certo, ma la loro presenza non era scontata. «A Verona non potevo non esserci», ha detto Varnier con addosso la tuta blu d’ordinanza della Fondazione Milano Cortina 2026.







