Non è successo di tutto. È successo di tutto e di più, ben oltre ogni fervida immaginazione, con una squadra che vede fischiarsi contro un calcio di rigore al minuto 98’ e che poi decide di lasciare il campo per protesta, per un’interruzione che arriva ai limiti del quarto d’ora. Un qualcosa probabilmente mai visto su un campo di calcio. A Rabat, va in scena l’ultimo atto della 35esima edizione della Coppa d’Africa: il Marocco, nazione ospitante, dopo 52 avrebbe la possibilità di tornare campione del proprio continente.

Di contro il Senegal che ha tutti le intenzioni di rovinare il sogno marocchino. E che poi ci riuscirà, ottenuto il secondo allora continentale della propria storia, aspetto passa quasi in secondo piano rispetto a quanto accaduto. Nella coda dei 90 minuti accade l’imponderabile. Prima il gol del Senegal annullato per un fallo in attacco di Seck su Hakimi (ma la spinta è davvero minima), quindi l’episodio che scatena il putiferio sul rettangolo di gioco, col Ndla - direttore di gara della Repubblica del Congo - che fischia una leggerissima trattenuta su Brahim Diaz. E da lì scatta letteralmente il delirio, perché il Senegal (in primis col proprio cittì, Pape Thiaw che fa ampi cenni di andarsene), che si sente defraudato, abbandona nella quasi totalità dei propri membri.