TORINO. «La deterrenza europea ha funzionato», dice Paul Krugman. La minaccia di Donald Trump di colpire con nuovi dazi i Paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia «è fondamentalmente un ululato di frustrazione da parte di un dittatore folle che si è appena reso conto di non poter mandare i Marines» sull’isola, scrive il premio Nobel per l’Economia nella sua newsletter su Substack.

Il professore è convinto che «un dazio imposto per favorire un’espansione territoriale» sia «chiaramente illegale, secondo qualsiasi interpretazione sensata della legge commerciale statunitense». La «questione», aggiunge, «è ora nelle mani della Corte Suprema, che evidentemente tergiversa mentre il mondo brucia».

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Per Krugman, «Donald Trump ha molte strane ossessioni, ma la sua fissazione per l’acquisizione della Groenlandia potrebbe essere la più strana di tutte. Purtroppo, è anche una questione con conseguenze reali». I Paesi europei, osserva l’economista, «la stanno prendendo abbastanza sul serio da aver inviato forze militari, non tanto per respingere un’invasione, quanto per creare un “filo di inciampo”». Una presenza che farebbe sì che eventuali forze statunitensi intenzionate a impadronirsi dell’isola «dovrebbero aprire il fuoco contro degli alleati». «Sarebbe un atto gravissimo», scrive Krugman, «e anche un ordine che l’esercito americano potrebbe — e dovrebbe — disobbedire».