TORINO. Il presidente francese Emmanuel Macron chiederà all’Unione europea di valutare l’attivazione dello Strumento Anti-Coercizione, il meccanismo pensato per rispondere a pressioni economiche di Paesi terzi. È un passaggio che segna un cambio di tono nella gestione delle tensioni commerciali: lo strumento esiste dal 2023, ma non è mai stato utilizzato.

L’Anti-Coercizione, noto come Aci, nasce per difendere l’Unione europea da interferenze che colpiscono commercio o investimenti con l’obiettivo di condizionare decisioni politiche. L’idea di fondo è la deterrenza: rendere credibile una risposta comune per evitare che la coercizione si verifichi. Per questo a Bruxelles viene spesso definito «l’opzione nucleare».

Il meccanismo prevede una procedura in più fasi. Prima, il Consiglio dell’Ue stabilisce se esiste un atto di coercizione, su proposta della Commissione. Poi si apre una fase di dialogo con il Paese coinvolto. Solo se il confronto fallisce, l’Unione può adottare contromisure economiche. Sono pensate come ultima risorsa e devono rispettare criteri di necessità e proporzionalità.

Meloni: “Non condivido l’aumento dei dazi per chi manda truppe in Groenlandia, l’ho detto a Trump”

Le misure possibili sono ampie ma mirate. Vanno dalle restrizioni su importazioni ed esportazioni di beni e servizi ai limiti sugli investimenti diretti esteri e sui diritti di proprietà intellettuale. Possono includere l’esclusione dagli appalti pubblici europei o il blocco dell’accesso al mercato per prodotti regolamentati. L’obiettivo dichiarato è contenere l’impatto sull’economia europea e rendere gli interventi temporanei.