Lo scandalo giudiziario innescato dalla trasmissione Report - si arricchisce di nuovi dettagli. Mentre i magistrati indagano, la Guardia di Finanza spulcia note spese, viaggi, contratti di affitto e documentazione fiscale, intanto chi ha la memoria(politica) lunga ricostruisce nei dettagli la sequenza di eventi che portò ai vertici dell’Authorityi quattro indagati. A fornire gustosi dettagli è Enrico Costa, deputato azzurro e vicepresidente della commissione Giustizia della Camera. Che la ricostruisce così: sono stati i Dem a scegliere Stanzione come presidente dell’Autorità. «Perché nel 2020 il Pd ha scelto Pasquale Stanzione come commissario e poi Garante della Privacy? Per competenza, per appartenenza, per le pubblicazioni? Niente di tutto ciò», si diverte a puntualizzare il parlamentare azzurro, Stanzione «è stato scelto per anzianità», ha scritto Costa su X. «Mi spiego, i commissari Privacy vengono eletti da Camera e Senato. Due eletti dal centrodestra, due eletti dal centrosinistra. Tra di loro si elegge il presidente. A parità di voti vince il più anziano. Nell’elenco dei candidati spunta Ignazio La Russa, che non nasconde di ambire a fare il Garante. Fumo negli occhi per il Pd, che corre ai ripari. Come? Scorrendo l’elenco dei candidati non alla voce ‘curriculum’ ma alla voce ‘data di nascita’. Nome dopo nome l’attenzione dei dem si ferma sulla domanda di “Stanzione Pasquale, nato il 3 luglio 1945” due anni in più di La Russa. A quel punto Stanzione diventa il candidato del Pd “anziano”. La Russa è così neutralizzato e fa un passo indietro. All’elezione del presidente basta che il commissario M5S voti Stanzione il quale si autovoti ed il gioco è fatto. Genesi di Stanzione presidente a cura delle menti sopraffine della sinistra. Ricordo questa storiella a chi parla di asservimento del Garante alla politica, ma dimentica qualche dettaglio. E la ricordo a quei dem che oggi fanno gli indignati», ironizza Costa.