Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Daniele Mencarelli scrive il suo primo giallo ed è nerissimo. Non aspettatevi un buffo commissario, un ispettore sui generis o un'indagine in cui solo all'ultima riga si scoprirà il colpevole: Mencarelli ci porta fra i residui di un'umanità devastata, in una provincia in cui l'esistenza è stanca di sé, e nulla ci rassicura. Nemmeno il fatto di essere vittime. Nemmeno il fatto di portare, o vedere, una divisa. Nemmeno la colpa.

Quattro presunti familiari (pubblicato da Sellerio, a differenza dei romanzi precedenti di Mencarelli che sono tutti editi da Mondadori) è ambientato a Latina e in particolare in tre luoghi: il bosco intorno al paesino di Norma, a picco sulla pianura Pontina, dove due cacciatori trovano uno scheletro nascosto in un antro; il ristorante-pensione della signora Garvan, dove alloggiano i quattro presunti familiari, ovvero i possibili parenti della donna a cui appartiene lo scheletro, in base alle denunce di scomparsa e all'età dei resti; la caserma Alcide Mastrangelo, che "per i vecchi di Latina era un vanto, oramai ne erano rimasti pochi ad aver vissuto l'epoca del Ventennio, ma quei pochi ancora in vita avrebbero messo la mano sul fuoco che a disegnarla fosse stato Mussolini in persona". Per alcuni, "Latina continuava a chiamarsi Littoria, un miraggio tirato su dalla palude per volontà della Buonanima".