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Sul tracciato dell’Hungaroring (Ungheria), tra fervore geopolitico e rombo delle monoposto, Nelson Piquet dipinse con audacia uno dei momenti più memorabili della Formula 1 ai danni di Ayrton Senna
L’Hungaroring, nell’estate del 1986, sembra una serpe d’asfalto distesa nella polvere dell’Est europeo. Un circuito stretto, nervoso, quasi ostile ai sorpassi, inaugurato da poco come simbolo di un mondo che comincia timidamente ad aprirsi. Qui, davanti a una folla mai vista prima per un Gran Premio oltre la cortina di ferro, si consuma uno dei duelli più intensi e poetici della Formula 1: Nelson Piquet contro Ayrton Senna, Brasile contro Brasile, esperienza contro furore.
Senna arriva da profeta della nuova era. Al volante della sua Lotus, armata dal formidabile motore Renault turbo, è potente, leggero e scattante. Segni particolari: trasforma ogni frenata in un esercizio di precisione quasi mistica. La 98T è una lama sottile e imprevedibile, una creatura nera che obbedisce solo a chi osa davvero domarla. Piquet lo insegue con la calma di chi conosce il valore dell’attesa, guidando una Williams spinta dal poderoso propulsore Honda, un concentrato di forza bruta e affidabilità, meno agile nei tratti tortuosi ma capace di sprigionare cavalli come un animale primordiale lanciato nella steppa.






