C’è un prima e un dopo, in tutto, anche in cucina. Prima si faceva in un modo e dopo si è iniziato a farlo diversamente. Alcune invenzioni, nonostante le perplessità dei primi tempi, hanno radicalmente cambiato il modo di cucinare. Era il 1826, le cucine erano fumose e piene della fuliggine che si sprigionava da carboni e tizzoni ardenti, le stufe a legna che così bene trattenevano il calore rendevano l’aria rovente. James Sharp era un giovane ingegnere in forze nella Compagnia del Gas di Northampton quando ebbe la rivoluzionaria idea di usare il gas per alimentare un fornello, brevettando quell’anno il primo modello di fornello a gas. Dopo soli due anni la Smith&Philips mise in commercio l’invenzione di Sharp, e lui stesso a dieci anni dal brevetto diede vita alla sua fabbrica.

La consuetudine è nemica dell’innovazione, e non ci fu da subito la sperata diffusione. Il gas era presente nelle principali città, soprattutto per l’illuminazione, ma era un bene ancora costoso, poco accessibile, e la sua distribuzione non capillare nelle abitazioni. A comprenderne a pieno le potenzialità fu Alexis Bénoit Soyer, chef francese che in epoca vittoriana diventò una celebrità. A lui si deve l’ideazione di un fornello a gas portatile. Già nel 1841 aveva fatto installare la cucina a gas nel Reform Club, club per gentiluomini londinese, e il 18 luglio 1850 debuttò la sua versione portatile ‘Magic Stove’ durante il Royal Agricoltural Show a Exeter.