VENEZIA - L’ultimo dei moecanti. Sarebbe facile pensare a un’ironica assonanza con quel film, se non fosse che Domenico Rossi il cinema l’ha fatto davvero, come documentano le foto incorniciate nel suo casone a Torcello. Al tempo del granchio blu, e del cambiamento climatico, i Mohicani che combattono per la sopravvivenza sono i raccoglitori di Carcinus aestuarii in fase di muta, pregiati crostacei diventati pressoché introvabili. «Sicché tocca reinventarsi», confida il 54enne di Burano, raccontando la sua vita di pescatore, guida con bragozzo, consulente di scienziati, spazzino della laguna e, per l’appunto, attore.
Famiglia di pescatori?
«Da parte di mio papà Bruno sì: tutti gli 8 fratelli. Mia mamma Adriana ha sempre fatto la casalinga. Mio fratello Alessandro lavora in fornace a Murano. Ci ho provato anch’io, ma poi c’è stata la crisi e sono tornato a quello che so fare davvero».
Quando ha iniziato a pescare?
«A 6 anni, con mio padre. Quante avventure da piccolo: mi ricordo certi temporali forti, o quella volta che una tromba d'aria ha sollevato la barca e ci ha buttati in barena. Ma non ho mai avuto paura, perché sono più pesce che uomo. Infatti ho solo la patente nautica, anche da ragazzo stavo male solo a vedere le ruote della macchina e preferivo andare a piedi...».






