FENESTRELLE. Cento donne raccontate in un’ora e venti minuti. Ma chi sono le signore che accompagnano Lella Costa nella cavalcata del suo nuovo spettacolo, «Se non posso ballare… Non è la mia rivoluzione»? Sono «donne intraprendenti, controcorrente, a volte incomprese, che hanno lottato per raggiungere traguardi che sembravano inarrivabili, se non addirittura impensabili». Per dire, dall’inventrice del tergicristallo a quella della pattumiera a pedale, di professione ingegnere e madre di dodici figli. Da Emily Dickinson a Maria Callas, sino a Angela Davis, che lottò per i diritti civili degli afroamericani. Ma ci sono anche le due prime donne laureate al mondo, due italiane del diciassettesimo secolo, in questo lavoro – il festival Teatro & Letteratura lo presenta domani a Fenestrelle - diretto da Serena Sinigaglia e fondato sul libro di Serena Dandini «Il catalogo delle donne valorose».

Lella, come siete riuscite a concentrare cento figure femminili nel tempo di una performance?

«È stata una sfida: nel libro di Serena Dandini ne erano citate una trentina, ma io e la regista abbiamo voluto rilanciare, accogliendone altre e sperando che, nel tempo, siano sempre di più le donne riconosciute come “speciali” per meriti, talento e ingegno e per avere fatto del mondo un posto migliore. Ovviamente, non ripercorriamo la loro vita, ma tutte vengono evocate, con nome leggibile su un display luminoso, anche solo con una frase, una citazione, un rimando. Il tutto con un ritmo fluido, che rimanda a quello della danza».