Se il Parlamento europeo dovesse bocciare l'intesa, il Mercosur si fermerebbe.

La frase che circola a Palazzo Berlaymont descrive la tensione che accompagna il viaggio di Ursula von der Leyen in Sudamerica, dove nelle prossime ore metterà il sigillo sul travagliato accordo avallato a maggioranza dai Ventisette, tra le barricate degli agricoltori. "E' il risultato di una generazione", ha rivendicato raggiante la leader europea a Rio de Janeiro, convinta che la firma attesa in Paraguay sarà soltanto "il primo passo" perché "il meglio deve ancora venire". Il nuovo partenariato, nella strategia a lungo termine di Bruxelles, è una carta chiave per diversificare gli scambi e provare a metterli al riparo dalla scure di Donald Trump, tornato a brandire la minaccia dei dazi e pronto a colpire chi non si allinea alla sua offensiva sulla Groenlandia. Ed è proprio al tycoon, pur senza nominarlo, che la presidente della Commissione Ue ha voluto far arrivare il suo messaggio: il commercio globale, ha scandito, "non è un gioco a somma zero".

Nella cornice di Asunción, la capitale paraguayana che farà da palcoscenico alla cerimonia euro-sudamericana, accanto a von der Leyen ci sarà anche il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, costretto a saltare l'appuntamento brasiliano per un contrattempo aereo. Insieme, i due stringeranno le mani ai partner del Mercosur per suggellare un passaggio che, nelle parole del leader brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, "farà la storia creando una delle più grandi aree di libero scambio del mondo". "Più commercio e più investimenti significano più opportunità, sia per l'Europa, sia per il Mercosur", ha ribadito l'ormai ex presidente di turno del blocco sudamericano, sintetizzando la strategia della regione: aprire nuovi mercati, dal Canada al Messico, fino a Vietnam, Giappone e Cina, anche per ammortizzare le picconate di Washington.