Entro il 2050, più di un terzo degli italiani sarà anziano, mentre la popolazione complessiva scenderà da 59 a 54,7 milioni. Milioni di cittadini convivono con patologie croniche e le persone con disabilità superano i 13 milioni secondo stime realistiche. La fragilità non è un’eccezione, ma una condizione strutturale del Paese, che mette sotto pressione l’intero sistema di protezione sociale e sanitario. La rinuncia alle cure, spesso richiamata nel dibattito pubblico, non nasce da un’unica causa ma dal concorso di più fattori: pressione sui servizi ospedalieri, liste d’attesa, carenze territoriali, difficoltà economiche e aumento delle cronicità. Il lavoro di cura informale delle famiglie, in larga parte sostenuto dalle donne, resta centrale ma non è sostenibile nel lungo periodo. Anche il mercato assicurativo, pur sussidiario, tende a restringere l’accesso proprio quando il bisogno cresce, lasciando scoperte le situazioni più complesse. È in questo quadro che il welfare può diventare una leva strategica per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, se orientato alla prevenzione delle cronicità, delle disabilità evitabili e dell’invecchiamento non attivo. Investire in questa direzione significa ridurre la pressione futura sul sistema, migliorare la qualità della vita delle persone e rendere più efficace e continua la presa in carico. Le economie avanzate affrontano oggi tre grandi transizioni: demografica, epidemiologica e tecnologica. Trasformazioni che possono appesantire i bilanci pubblici oppure diventare un’opportunità, se governate con una visione unitaria e di lungo periodo.
Vaia: "Solo un welfare pensato per i più fragili può sostenere la sanità del futuro"
In questi giorni sono presi d’assalto da accessi legati a patologie stagionali, in particolare sindromi respiratorie e influenzali che colpiscon...






