Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Nel documento si legge: no a termini come "marito e moglie", "uomo" e "patria"
Vietato usare l'espressione "signori e signore" ma bisogna dire "colleghi", vietato anche dire "signora o signorina" meglio usare solo il nome e il cognome, evitare "maschile e femminile" perché "definiscono una distinzione biologica" così come "fidanzato o fidanzata, marito o moglie" da sostituire con un generico "partner". E ancora, non si possono usare le parole "padre e madre" e nemmeno "patria" sostituendola con "terra di nascita", così come "lingua madre" con "lingua nativa". Da evitare anche i pronomi "lui o lei", meglio usare la forma plurale "per garantire l'incisività di genere" mentre il pronome "uno" può essere usato per sostituire "l'uso della forma maschile" ponendo attenzione alle "identità di genere non binarie".
Queste indicazioni che sembrano tratte da un manuale woke sono state scritte nero su bianco in un documento ufficiale dell'Unione europea e delle Nazioni Unite intitolato "Linee guida per l'uso della lingua come fattore di uguaglianza e inclusività". Si tratta di una pubblicazione "realizzata nell'ambito del progetto Gender Equality Facility finanziato dall'Unione Europea e attuato da UN Women" rivolta al governo del Kosovo "al fine di accelerare il processo di integrazione". In poche parole, tra le condizioni che Bruxelles pone ai nuovi stati membri per aderire all'Ue, c'è quella di adeguarsi al linguaggio inclusivo e politicamente corretto che cancella il maschile e il femminile, elimina il padre e la madre, invita a non parlare di "patria". Se non fossero già di per sé assurdi i contenuti del report e le condizioni poste agli stati che vogliono aderire all'Ue, si può aggiungere che il documento rientra in un progetto finanziato da Bruxelles con 1,5 milioni di euro. Si tratta del "Gender Equality Facility" iniziato il 1 febbraio 2023 per la durata di 30 mesi (estendibili) e rivolto al solo Kosovo ma analoghi programmi sono in vigore per tutti gli stati che hanno in corso una procedura di adesione, dall'Albania alla Macedonia del Nord passando per l'Ucraina e la Moldova, con un fiume di denaro dei contribuenti europei usato per l'indottrinamento linguistico.






