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Dall'uso bellico a quello agricolo, i velivoli privi di pilota e comandati a distanza stanno cambiando la nostra vita

Lo sciame di luci rosse, azzurre, verdi, si innalza in cielo, sopra il deserto del Nevada, fendendo il nero della notte. Centinaia di droni in volo, mentre i partecipanti al Burning Man osservano, estatici e rapiti. A migliaia di chilometri di distanza, a Liuyang, la Cina ha invece riscritto la fisionomia degli spettacoli realizzati con droni, entrando nel Guinness dei primati; sedicimila mezzi meccanici volanti governati da un unico computer si sono labirinticamente intersecati a disegnare in aria suggestive e sempre più complesse coreografie. D'altronde il fratello di Elon Musk, Kimbal, si occupa professionalmente di questo e abbiamo avuto modo di goderne anche in Italia: i suoi tremila droni hanno punteggiato deliziosamente l'evento Grace for the World in Vaticano.

Si è consolidato ormai un soft power dei droni, sempre più suadente, capillare. E del pari, una economia dei droni, strategici ed essenziali per molte attività civili e produttive. In Africa, salvano vite. Start-up innovative, come la statunitense Zipline, rendono possibile coi loro droni autonomi la consegna di beni di prima necessità e di medicinali in Paesi impervi e dalla notevolissima estensione, come il Rwanda, non per caso conosciuto come il Paese delle mille colline'. Negli Stati Uniti l'impiego di droni per sofisticati interventi connessi al settore agricolo ha iniziato a far parlare di una autentica "dronicoltura".