Sono iniziate questa mattina, presso la corte d'appello dell'isola greca di Lesbo, nell'Egeo nord-orientale, le udienze finali del processo contro 24 ex volontari impegnati nei soccorsi dei migranti, accusati di partecipazione a un'associazione criminale, riciclaggio di denaro e favoreggiamento dell'ingresso irregolare.
In caso di condanna, rischiano fino a venti anni di carcere.
La conclusione del processo, stando a quanto ha avuto modo di apprendere l'Ansa, è attesa per la giornata di domani. Tra gli imputati, di nazionalità sia greca che straniera, ci sono il volontario irlandese Sean Binder e l'attivista siriana Sarah Mardini, che approdò per la prima volta a Lesbo su un barcone nel 2015, dopo essere fuggita assieme alla sorella Yusra da Damasco. Dopo avere ottenuto l'asilo in Germania Sarah - la cui storia è stata raccontata anche nel film 'Le nuotatrici' - era tornata nell'isola per aiutare chi, come lei, aveva cercato di raggiungere l'Europa su imbarcazioni di fortuna. Gli attivisti sotto accusa si trovavano a Lesbo, tra il 2016 e il 2018, per svolgere assieme alla ong Emergency Response Center International (ERCI), ormai disciolta, attività di supporto ai migranti, pattugliando la costa per avvistare i gommoni in difficoltà e prestando assistenza a chi riusciva a raggiungere la riva. Diverse ong, come Amnesty International e Human Rights Watch, hanno chiesto alle autorità greche di archiviare le accuse, definendole infondate. "Questo caso è un esempio lampante della tendenza in tutta Europa a criminalizzare la solidarietà" verso i migranti, ha dichiarato Bill Van Esveld, di Human Rights Watch. "L'assoluzione è l'unica giusta conclusione di un procedimento penale che non avrebbe mai dovuto iniziare", ha affermato, stando a quanto riporta Kathimerini.










