La creazione del primo fashion blog italiano “The blonde salad”, il caso studio ad Harvard, il matrimonio con Fedez e la partecipazione a Sanremo. Analisi di un fenomeno che ha trasformato il privato in un'azienda globale
di Arianna Galati
Tra le pieghe del linguaggio giuridico, l’assoluzione di Chiara Ferragni nel “Pandoro-gate” è la notizia del giorno. Prime precisazioni: tecnicamente Ferragni è stata prosciolta dall’accusa di truffa aggravata, che è diverso dall’assoluzione pura. Dettagli che fanno la differenza a livello legale, ma che nella cultura collettiva significano solo una conseguenza: “La fine di un incubo durato due anni”, nelle parole della stessa Chiara Ferragni, pronunciate fuori dal tribunale.
L’assoluzione è l’ultimo atto legale della vicenda, ma è anche la curva parabolica a velocità controllata che può rimettere in carreggiata una parte importante della percezione, del “sentiment” (nel linguaggio puramente marketing) attorno alla fu fashion blogger di “The Blonde Salad”, intuizione vincente nella giungla primordiale dell’Internet degli anni Zero. Ben prima di Instagram, che poi aveva reso Chiara Ferragni il @nomecognome italiano più riconoscibile e spendibile all’estero, un case study di crescita sui social, la versione 4.0 del self made. C’è stato un momento in cui Chiara Ferragni poteva tutto, in Italia. Ma ripercorriamo ascesa, caduta e metamorfosi del fenomeno Ferragni.













