Dall’ultima apparizione per il brand di denim alle partnership realizzate durante la sua epoca d’oro. Le campagne con protagonista Chiara Ferragni raccontano meglio di una biografia l’ascesa e la trasformazione di un fenomeno mediatico senza precedenti
di Giulia Mattioli
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Partiamo dall’oggi, o meglio dall’ultimo capitolo in ordine cronologico. La collaborazione con Guess arriva in una fase complessa della narrazione del fenomeno Ferragni. La campagna Primavera/Estate 2026, firmata dai Morelli Brothers, è sensuale, patinata, coerente con l’estetica Guess: denim in purezza, femminilità marcata, richiami vintage. Sul piano visivo funziona, ma apre una riflessione inevitabile sul perché il brand americano abbia scelto di associarsi a Chiara quando il suo nome non è più sinonimo automatico di consenso globale. Non a caso, il post di presentazione della campagna sui social del brand è stato rapidamente limitato nei commenti, travolti non solo da critiche rivolte alla figura di Ferragni, ma anche da osservazioni sulla post-produzione giudicata eccessiva. Un dettaglio rivelatore del clima attuale: oggi associare il proprio posizionamento a Chiara Ferragni non è più una mossa priva di controindicazioni. Il rischio d’immagine entra nell’equazione.









