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Per il giovane, con una grave insufficienza respiratoria, pronta una terapia hi tech

Uno dei dodici ragazzi rimasti feriti nella strage di Crans-Montana e ricoverati al Niguarda di Milano è stato trasferito al Policlinico nella tarda mattinata di ieri. Uno spostamento frutto di riflessioni, consultazioni e bollettini che punta a garantire "la più alta qualità di cura a tutti i ragazzi coinvolti in questa terribile tragedia". Il giovane, che non è tra quelli con una maggiore superficie corporea ustionata, soffriva già precedentemente di asma: l'essere sopravvissuto al rogo la notte di Capodanno gli ha provocato gravi problemi polmonari. "Il paziente soffre di una grave insufficienza respiratoria - spiega l'assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso - occorre che sia sottoposto a procedure specifiche per questo tipo di problematica".

E il Policlinico di Milano è, infatti, il centro coordinatore nella gestione della sindrome da insufficienza respiratoria acuta e grave e possiede un'elevata esperienza clinica nell'Ecmo (Extra Corporeal Membrane Oxygenation), esperienza ulteriormente affinata durante la pandemia da Covid. La "macchina cuore polmone", come viene definita in gergo, è una metodologia grazie alla quale il sangue viene prelevato dal corpo, ossigenato artificialmente e poi reimmesso, permettendo ai polmoni danneggiati di riposarsi e guarire mentre l'Ecmo supporta la funzione respiratoria. È considerato un trattamento salva vita. I pazienti che hanno subito grandi ustioni possono avere bisogno di questo supporto da un lato per l'effetto tossico del fumo inalato, dall'altro per la possibile sovrapposizione di complicanze infettive.