La Bulgaria è sempre più vicina alle ennesime elezioni anticipate.
Dopo il rifiuto del premier dimissionario Rossen Zhelyazkov, oggi anche i liberali di 'Continuiamo il cambiamento' (Pp), seconda forza politica in parlamento, attualmente all'opposizione, hanno subito restituito al presidente della Repubblica, Rumen Radev, il mandato che quest'ultimo aveva appena conferito loro per tentare di formare una maggioranza di governo, come vuole la costituzione.
Un esito prevedibile e già preannunciato.
Dopo aver restituito il mandato, Nadezhda Yordanova, esponente del Pp, ha dichiarato al presidente Radev che l'obbiettivo del suo partito è la tenuta immediata di elezioni politiche anticipate che siano "eque e trasparenti", per "ripristinare la fiducia nelle istituzioni". Secondo la Costituzione, al presidente Radev rimane ora una terza e ultima possibilità per salvare la legislatura: consegnare l'incarico a un'altra forza parlamentare tra le sette rimanenti, a sua scelta. L'impresa è praticamente condannata al fallimento con gli attuali rapporti di forza nell'Assemblea nazionale, il parlamento unicamerale bulgaro, e la prospettiva quasi certa è dunque quella di ennesime elezioni anticipate, da tenersi con ogni probabilità in primavera. Le dimissioni del premier Zheliazkov, esponente del partito conservatore Gerb e alla guida di una coalizione eterogenea e fragile, sono state la conseguenza delle proteste in piazza nel dicembre scorso contro la corruzione e le accuse di collusione con ambienti mafiosi rivolte all'esecutivo. Negli ultimi 15 anni in Bulgaria si sono succeduti ben 9 fra governi regolari anche se di breve durata e ad interim. L'attuale esecutivo dimissionario dovrebbe restare in carica per l'ordinaria amministrazione fino allo scioglimento del parlamento e la nomina di un governo ad interim, il quale nell'arco di due mesi dovrebbe organizzare il voto anticipato.






