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Un cristiano su sette è perseguitato, ma l'Unione Europea preferisce investire in battaglie ideologiche ignorando la strage silenziosa che colpisce milioni di fedeli

L'Europa ha un problema serio con le proprie radici. La tradizione cristiana e cattolica non viene tutelata o difesa ma, soprattutto, non si difendono i cristiani nel mondo, sempre più vittime di reati religiosi perpetrati da esponenti islamici, religione che al contrario l'Unione europea tende a tutelare. Questa deriva identitaria si manifesta in un paradosso politico sempre più evidente: mentre Bruxelles si impegna in una narrazione iper garantista nei confronti delle comunità islamiche, istruendo gli europei contro l'islamofobia, le radici cristiane vengono spesso percepite come un fardello di cui liberarsi in nome di un multiculturalismo neutro e sterile.

E se l'Europa non è capace di difendere i propri simboli e la propria storia, perde inevitabilmente la forza morale necessaria per denunciare le atrocità commesse contro chi, nel resto del mondo, condivide quegli stessi valori. "I dati del nuovo rapporto di Porte Aperte sulla persecuzione dei cristiani nel mondo sono agghiaccianti: 1 cristiano su 7 perseguitato, quasi 4.900 uccisi in un anno, 388 milioni di persone che vivono sotto minaccia, violenze e discriminazioni in tutto il mondo", ha spiegato Silvia Sardone, vicesegretario della Lega ed eurodeputata, sottolineando che questo rapporto "dovrebbe scuotere le coscienze e riportare al centro del dibattito il tema della libertà religiosa. Eppure, di fronte a questi numeri drammatici, l’Unione europea continua a girarsi dall’altra parte. Bruxelles parla continuamente di diritti ma ignora sistematicamente i cristiani perseguitati e preferisce concentrarsi quasi esclusivamente su campagne contro l’islamofobia, spesso totalmente ideologiche".