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Ultimo aggiornamento: 7:07
In Sardegna i temi dell’infanzia e dell’adolescenza vengono trattati, dall’opinione pubblica, per discutere di denatalità, spopolamento, dispersione scolastica. Non sono emerse, negli ultimi lustri, azioni politiche efficaci, né, a parte meritevoli eccezioni, riflessioni profonde su cosa significhi oggi nascere e crescere in Sardegna, né cosa significhi essere babbo o mamma nel 2026 su questa isola.
Lasciando da una parte questi temi, a livello mondiale si discute di come l’uso di smartphone e social media tra i giovani cresca a ritmi impressionanti e come l’Intelligenza Artificiale, ancora di più quella generativa e, in futuro, quella generale, ponga sfide imprevedibili a tutti noi e, ancora di più, alle istituzioni educative. Basti un esempio: la Cina, i cui abitanti hanno tra i quozienti intellettivi medi più alti al mondo, se non il più alto, da diversi anni oscura tutti i sistemi di intelligenza artificiale prima degli esami più importanti (Gaokao), cioè gli esami che stabiliscono quali scuole e università si possono frequentare.
In Sardegna, e in Occidente in generale (qualunque cosa voglia dire), è ormai dimostrata l’associazione negativa tra l’uso precoce e prolungato degli schermi e problematiche di tipo cognitivo ed emotivo. Lo schermo ha un impatto sulla capacità di attenzione, sulla qualità del sonno, sulla miopia, sul funzionamento della vista. “La precocità di arrivo dello smartphone si associa a minori performance scolastiche, minori competenze digitali e minore benessere nel lungo periodo”.






