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Nelle motivazioni del verdetto la giudice scrive che appare "evidente" che nel servizio tv "si giunga a insinuare" che Cappa potesse "avere avuto un ruolo nell'omicidio" di Chiara
Servizi come quelli delle Iene che hanno ipotizzato un coinvolgimento di Stefania Cappa nell'omicidio della cugina Chiara Poggi a Garlasco costituiscono una grave diffamazione. E pertanto l'autore e il conduttore del servizio vanno condannati a una multa da 500 euro a un risarcimento provvisionale, cioè da versare immediatamente, da 10 mila euro. A rendere grave la condotta, secondo quanto riporta il giudice nelle motivazioni, il fatto di avere costruito un servizio riportando le dichiarazioni rilasciate all'epoca da Marco Muschitta, l'operaio che disse di avere visto la donna nei pressi del luogo del delitto e della cui "assoluta inattendibilità" aveva già dato conto il gup di Vigevano nella prima sentenza del 2009.
Stefania Cappa, parte civile dopo la querela, che da quando è "scoppiato" nuovamente il caso Garlasco, con la neo indagine su Sempio, non ha mai voluto rilasciare dichiarazioni alla stampa, è assisita dagli avvocati Gabriele Casartelli e Matteo Bandello. Nelle motivazioni del verdetto, depositate a fine ottobre ma di cui si è avuta conoscenza solo oggi e che sono state riportate dall'Ansa, la giudice scrive che appare "evidente" che nel servizio tv "si giunga a insinuare, benché tale non fosse l'obiettivo perseguito dagli imputati, che Cappa potesse avere avuto un ruolo nell'omicidio" di Chiara. E che si insinuasse ancora che erano "state tralasciate, forse anche dolosamente, delle dichiarazioni centrali all'accertamento della verità". Ieri sera "Le Iene" sono tornate a parlare del caso Garlasco con due "testimonianze completamente nuove" e gli autori all'inizio della trasmissione hanno precisato "di essere stati condannati in primo grado per diffamazione nei confronti della famiglia Cappa", ma di "aver fatto ricorso in appello" e di aver continuato l'inchiesta.






