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Ultimo aggiornamento: 17:28

L’Anpi “non può diventare un’estensione del Pd” e in particolare “dei suoi settori più oltranzisti” e “guerrafondai”. A scagliarsi contro l’Associazione nazionale dei partigiani è lo storico Angelo d’Orsi, dopo che a inizio anno la Segreteria nazionale di Anpi ha commissariato la Sezione Napoli Est Aurelio Ferrara, la stessa che a dicembre aveva organizzato insieme a d’Orsi e Alessandro Di Battista l’evento “Russofilia, russofobia, verità” all’Università Federico II. Un evento molto contestato e che, nella sua precedente data torinese, era costato a d’Orsi una censura. Dopo il commissariamento, d’Orsi ha preso carta e penna e ha deciso di scrivere un appello pubblico contro l’Anpi, raccogliendo adesioni in solidarietà con la sezione commissariata. Un testo molto duro, a cui però il presidente nazionale di Anpi Gianfranco Pagliarulo replica con nettezza negando ogni censura – “frutto di una fervida fantasia” – e definendo “di pessimo gusto” la campagna.

Come detto, tutto parte dal commissariamento. La decisione viene presa dalla Segreteria nazionale e poi ratificata dal Comitato nazionale del 9 gennaio. Nelle motivazioni non si citano ragioni di inopportunità dell’evento con d’Orsi, ma si fa riferimento a una serie di post sulla pagina Facebook della sezione Aurelio Ferrara ritenuti “lesivi” della “reputazione” dell’associazione. Per esempio, viene menzionato un post, pubblicato da un’altra pagina ma ricondiviso dalla sezione, in cui una foto di Carlo Calenda e della sua famiglia è accompagnata dalla didascalia: “Osserviamo che Carlo Calenda ha figli idonei alla leva. Ottimo! Ci assicureremo che siano inviati al fronte per primi se l’Italia entrerà in guerra”.