Roma, 12 gen. (askanews) – Conciliare vita e lavoro per la donna è sempre più difficile. Secondo la Relazione annuale sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri- la difficoltà maggiore è riscontrata nella conciliazione tra il lavoro e la vita per ragioni legate all’azienda dove si lavora (46,9% delle motivazioni di questa categoria), mentre le difficoltà riscontrate nell’organizzazione e nelle condizioni di lavoro.

“In un tempo di incertezza economica e di difficoltà – afferma è Elisabetta Pieragostini, Ceo di Dami, Presidente Confindustria Fermo (Accessoristi) e autrice della prima guida italiana contro le molestie nei luoghi di lavoro – noi imprenditori dobbiamo realizzare piattaforme aziendali per l’inclusione sociale e per il rispetto dei diritti individuali. Occorre un Welfare 4.0 che non veda più il lavoratore come ‘risorsa’, ma come persona nella sua interezza alla quale destinare servizi integrati di conciliazione vita-lavoro, come sportelli di ascolto psicologico, continuativi e professionali; percorsi di formazione emotiva e comunicativa, le cosiddette soft skills o competenze trasversali e non solo tecniche; sistemi per prevenire stress, burnout, leadership più consapevoli, capaci di vedere oltre la performance. Le esigenze della produttività non possono essere slegate dalla necessità di costruire ambienti di lavoro equi, inclusivi e sicuri. È inutile parlare di produttività se prima non costruiamo ambienti in cui si può respirare, dove si può dire la propria opinione ed ambienti equi, inclusivi e sicuri. Le buone pratiche aziendali possono rappresentare un modello per una sorta di “Inclusion act”, una legge nazionale in grado di introdurre una svolta decisiva nell’armonizzazione delle esigenze professionali con quelle personali nel segno della centralità della persona”.