Il 2026 si è aperto tonico per i principali listini azionari internazionali. Anche Wall Street non è da meno. L’indice S&p 500 si muove sui massimi storici a ridosso dei 7mila punti. Il mercato Usa è entrato in questo nuovo anno sempre più polarizzato. Secondo l’ultimo report “Guide to markets” di Jp Morgan Am, alla fine del 2025 il peso dei primi 10 titoli dell’S&P 500 era schizzato quasi al 41 per cento. Un livello raddoppiato in un decennio. Azioni come Nvidia, Microsoft o Apple sono sempre più determinanti per le sorti dell’indice generale. Parallelamente però l’incidenza di questi 10 titoli sul totale degli utili dell’S&P 500 è ferma al 31%, una percentuale non estrema già vista in passato.
A cosa si deve questo gap? «Oramai - spiega Pasquale Corvino, gestore Zest+Lfg - il mercato è totalmente polarizzato da prodotti passivi e indicizzati, c’è sempre più una divaricazione tra aspetti fondamentali e flussi. I flussi sono incuranti di quelli che sono i fondamentali a meno che non ci siano variazioni molto rilevanti. Tutte queste società che hanno un’elevata capitalizzazione stanno investendo tanto in capex, il mercato implicitamente assume che il ritorno da investimenti sia molto elevato e superiore al passato. Potrebbe essere vero ma non non possiamo saperlo».






