Google e la startup di chatbot Character.ai, nota per consentire agli utenti di interagire con personaggi virtuali ispirati a figure reali o immaginarie, hanno raggiunto un’intesa preliminare per chiudere una serie di cause civili negli Stati Uniti che attribuiscono a sistemi di intelligenza artificiale un ruolo nel peggioramento della salute mentale di alcuni adolescenti, fino a esiti estremi come il suicidio.
“Le parti hanno concordato, in linea di principio, una soluzione mediata per risolvere tutte le rivendicazioni reciproche”, si legge in un atto depositato in Florida.
La notizia, emersa da documenti depositati presso tribunali federali e confermata da più fonti giornalistiche americane, rappresenta uno dei primi tentativi concreti dell’industria tecnologica di arginare, anche sul piano legale, l’impatto dei chatbot conversazionali sul benessere psicologico dei minori e sulle dinamiche emotive di utenti particolarmente vulnerabili.
I termini economici dell’accordo non sono stati resi pubblici e dovranno essere approvati dai giudici competenti in Florida, Colorado, New York e Texas, dove sono state presentate azioni civili separate da parte di famiglie che accusano le piattaforme di non aver previsto né mitigato i rischi psicologici legati all’uso intensivo dei chatbot da parte di adolescenti.









