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Il titolare della Farnesina ha raccontato le ultime fasi che hanno portato alla liberazione dei due connazionali dalle carceri di Maduro
Il governo italiano non ha mai mollato la presa sui detenuti italiani reclusi in Venezuela sotto il regime di Nicolas Maduro. L'ha fatto sotto traccia, nel silenzio, senza proclami, consapevole che ogni passo falso sarebbe potuto essere rischioso. Per questo motivo il governo è stato duramente criticato, fino all'ultimo, da chi l'ha accusato di immobilismo e di menefreghismo. Ma l'esecutivo, tramite i suoi canali, ha sempre tenuto monitorata la situazione e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in collegamento con Rtl 102.5, questa mattina ha spiegato come si è sbloccata la scarcerazione di Alberto Trentini e di Mario Burlò.
"È stato un lavoro discreto condotto da tutto il sistema Italia, per cercare di riportare in libertà il maggior numero di nostri connazionali detenuti in Venezuela. La svolta c'è stata con la decisione della presidente Rodriguez di aprire le porte ai detenuti politici per un cambio di passo nei rapporti tra il Venezuela e gli altri Paesi. Abbiamo lavorato in questi giorni molto intensamente e ieri verso le 20 mi ha chiamato il ministro degli Esteri venezuelano per annunciarmi che la presidente Rodriguez aveva deciso di far liberare Trentini e quindi che sarebbe stato presto messo a disposizione delle nostre autorità diplomatiche. Così è stato e questa mattina verso le 4 Trentini e Burlò sono arrivati alla sede della nostra ambasciata: ho parlato con entrambi, sono in buone condizioni, molto contenti e soddisfatti", sono le parole del titolare della Farnesina.
















