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L'aereo che riporterà a casa il cooperante è già partito. La famiglia: "Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace"

Capelli rasati, t-shirt rossa della Nike e sorriso. È così che la mamma ha rivisto Alberto Trentini dopo 423 giorni di prigionia nelle carceri venezuelane di Nicolas Maduro. Il cooperante l'ha chiamata subito non appena è stato liberato e tra poche ore potranno già rivedersi, perché l'aereo italiano con a bordo lui e Mario Burlò è partito per riportarli in Italia. "Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell'invisibilità, la sua liberazione", ha dichiarato la famiglia Trentini, attraverso l'avvocato Alessandra Ballerini.

"Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie", si legge nella chiusura della nota. Parole comprensibili, di una famiglia che ha atteso oltre un anno per rivedere un figlio imprigionato senza motivo, solo perché italiano, come strumento politico. La famiglia non ha mai rilasciato dichiarazioni fuori posto, si è affidata alla diplomazia italiana e agli apparati dello Stato affinché il caso trovasse una soluzione. "Se stare zitta serve a farlo tornare a casa, io sto zitta", ha dichiarato qualche tempo fa. Nel più breve tempo possibile è atteso a Roma e poi, dopo aver espletato tutte le pratiche, potrà finalmente fare rientro a casa.