«Please, Her Majesty is a Queen! She is not a star!». È il 24 settembre 2002, alle 10 del mattino, Rania di Giordania, appena scesa dall’auto, davanti all’ingresso di Palazzo Marino, stava letteralmente subendo un vero e proprio assalto di fotografi e cineoperatori, che, al grido di “Rania!”, come fosse un’attrice o una top model, ne invocavano lo sguardo per scattare un’efficace istantanea...

L’accolsi con questa frase, nell’intento di tutelare la sua alta dignità istituzionale. Volevo essere premuroso e protettivo e riuscii a carpire un affettuoso, indimenticabile sorriso dalla sovrana. Era una bella mattina di settembre di 24 anni fa e stavo per conferire, in Sala dell’Orologio, l’Ambrogino d’Oro alla Regina di Giordania, “per il suo ruolo prezioso svolto in questi anni a favore del dialogo tra i popoli e le culture, l’impegno della Regina nel dialogo tra il mondo arabo e occidentale e la sua particolare dedizione verso l’apertura e la speranza di reciproca conoscenza tra le diverse civiltà”.

Era la sua prima visita a Milano, in occasione della settimana della moda e per un convegno, organizzato in collaborazione con il Centro Italiano per la pace in medio oriente. Ci sarebbe tornata tre anni dopo, nel 2005, per ricevere la cittadinanza onoraria. L’avrei incontrata altre due volte: nel luglio 2003, ad Amman, durante il World Economic Forum, dove fui ricevuto anche dal Re Abdallah ed un’ultima volta, nel marzo 2006, ancora insieme al Sovrano, durante il mio ultimo viaggio da sindaco di Milano, in medio oriente.