L'Iran colpirebbe obiettivi militari e navali statunitensi in caso di un nuovo attacco da parte degli Stati Uniti al Paese, teatro di un'ondata di repressione delle manifestazioni di protesta. Ad affermarlo è stato il presidente del parlamento di Teheran, minacciando anche Israele: "In caso di attacco militare da parte degli Stati Uniti, sia il territorio occupato che i centri militari e navali statunitensi saranno nostri obiettivi legittimi", ha affermato in un intervento trasmesso dalla televisione di Stato.

La repressione

Nonostante il blackout di internet e un bilancio di decine di morti e migliaia di arresti, il popolo iraniano non si ferma. E torna in piazza per portare avanti una protesta giunta ormai al suo quindicesimo giorno, che per numeri e portata non ha precedenti negli ultimi tre anni. Con qualche analista che inizia a parlare di "rivoluzione" - parola dal forte peso politico e simbolico nella Repubblica islamica nata proprio da una rivoluzione negli anni Settanta - come a sottolineare che "stavolta è diverso", rispetto alle scorse mobilitazioni. Tanto che il regime ha deciso di alzare la posta minacciando la forca per tutti i rivoltosi in quanto “nemici di Dio”, mentre la Guida Suprema dell'Iran Ali Khamenei ha posto i pasdaran in uno stato di allerta persino più elevato di quello adottato per la guerra dei 12 giorni con Israele, a giugno 2025.