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In Eurosuicidio l’economista Gabriele Guzzi accusa l’euro di aver bloccato la crescita italiana ed europea. Dati e analisi smontano i miti dell’eurocorrettismo e del vincolo esterno, indicando nella moneta unica una causa del declino economico

Leggetelo, se avete coraggio. Si intitola Eurosuicidio (Fazi) ed è scritto dall’economista Gabriele Guzi, con una interessante prefazione di Lucio Caracciolo. L’economia italiana e quella europea negli ultimi trent’anni hanno subito una fase di «zombizzazione»: siamo morti che camminano. La crisi dell’Unione europea è l’Unione europea stessa: non andiamo a cercare nemici esterni. E uno dei maggiori imputati di questa crisi, si chiama euro. Imbellettiamo la realtà, ci raccontiamo storie, soprattutto noi italiani invasi dal mito della Ue: ma i nostri mitici ragazzi Erasmus stanno molto peggio di quelli pre Maastricht (1992). Con tanto di grafici, nel primo capitolo, Guzzi vi fa vedere come il Pil pro capite italiano dal 1950 al 1991 è cresciuto del 420 per cento, per poi arrestarsi dal 1999 (avvento dell’euro) con una crescita di un misero 5 per cento, contro 20/25 per cento dei partner europei: e non veniteci a raccontare, come amano fare gli euroentusiasti, che si tratta di una fragilità congenita della nostra economia. Fino all’euro eravamo stati dei fenomeni. Recuperando reddito pro capite, in termini percentuali, rispetto a tutto il mondo. «L’euro ha eliminato 40 anni di sviluppo economico».