TREVISO - «Cara Zoila mi rivolgo a lei, certo che avrà tutta la comprensione necessaria al mio caso, per un favore. La presente contiene inclusa una copia delle mie poesie, scarso ed incerto frutto di anni di sincero lavoro. Ho pensato che, in un anno duro che forse vedrà la distruzione dei nostri paesi e che mette in rischio gravissimo tutte le esistenze specie di noi giovani e uomini, che non sarebbe stato inopportuno affidare a qualche persona amica questi miei componimenti, che se pure non avranno gran valore di fronte al mondo, desidererei restassero in memoria di me».

È il 1945. A Pieve di Soligo, nel Trevigiano, infuria la guerra. Tra incertezze, chiamate alle armi e lutti si svolge la vita di Andrea Zanzotto e della sua generazione. Ma Zanzotto intuisce il valore della sua ispirazione e il senso di una vocazione. La vicenda dei primi anni di scrittura poetica di Zanzotto era anche per gli studiosi e i figli una sorta di giallo. L'entourage aveva notizie di una valigia sotterrata vicino a casa con l'intento di nascondere e difendere i primi frutti poetici. Ma Zanzotto fa di più: affida queste carte all'amica Zoila Zambon, ne fa un'ulteriore copia per Bianca Persico e altre due copie. La valigetta sarà poi recuperata e trascritta da Zanzotto in dattiloscritto nella primavera del 1945. La copia di Bianca Persico è ora custodita al Centro Manoscritti dell'Università di Pavia. La copia affidata a Zoila non è stata ritrovata. Delle altre due copie non si hanno notizie. Queste carte confluiranno nel 1951 in "Dietro il paesaggio", folgorante esordio poetico di Zanzotto.