TREVISO Quasi 28 metri quadrati di pelle. Per dare un’idea, se fosse trasformata in una striscia larga un centimetro, sarebbe lunga poco meno di 3 chilometri. È l’estensione totale della cute prelevata in un anno dell’equipe della Fondazione Banca dei Tessuti del Veneto, con quartier generale nell’area dell’ospedale di Treviso. Si tratta di un’attività fondamentale: la distribuzione nelle sale operatorie permette ai pazienti con gravi lesioni e ustioni di affrontare al meglio interventi chirurgici ricostruttivi e rigenerativi. Non solo. La Banca trevigiana raccoglie, tratta, conserva e distribuisce anche valvole e tessuti cardiaci, segmenti vascolari, tessuti muscolo-scheletrici, tessuto adiposo per uso autologo e membrana amniotica ricavata dalla placenta donata dalle neo mamme. Questa ultima, in particolare, viene impiegata per il recupero da pesantissime ustioni. E in questi giorni il pensiero non può che correre ai ragazzi coinvolti nel rogo del locale di Crans Montana (Svizzera) durante la festa di Capodanno, ancora ricoverati in ospedale per le gravissime lesioni alla pelle causate dalle fiamme.

La Fondazione è la più importante banca italiana per volume di tessuti trattati. E nel 2025 ha stabilito un nuovo record distribuendone più di 8.600, per un aumento dell’11% rispetto all’anno procedente. Numeri che si traducono nella possibilità di migliorare la qualità di vita a grandi e piccoli pazienti. Il traguardo conferma come quella con base a Treviso oggi sia una delle eccellenze di livello internazionale tra le banche dei tessuti italiane. I donatori hanno superato quota 1.660. Oltre che da persone decedute, alcuni tessuti possono essere donati anche da persone in vita che acconsentono al prelievo durante gli interventi chirurgici: dalla placenta alla testa di femore (nell’ambito dell’inserimento di protesi), fino alla vena safena.