Sappiamo tutti che oggi in Italia una delle maggiori criticità in materia ambientale riguarda numero e qualità dei controlli attuati per garantire il rispetto delle leggi di salvaguardia della salute dei cittadini. E questo vale, anche e in particolare, per il settore dell’inquinamento atmosferico gravato da dati veramente impressionanti, visto che l’Agenzia Europea dell’Ambiente stima che l’Italia sia il secondo Paese in Europa per decessi prematuri e che, secondo l’Ispra, in Italia il 7% circa di tutte le morti per cause naturali può essere imputato all’inquinamento atmosferico provocato da attività industriali, allevamenti, impianti di riscaldamento e traffico veicolare.
E questo governo cosa fa? Sforna una bozza di decreto legislativo per “semplificare” le procedure sugli impianti termici che, invece di potenziare i controlli, li elimina in buona parte, prevedendo per gli impianti sotto i 70 kW (praticamente tutte le caldaie domestiche, che in Italia sono circa 20 milioni, di cui almeno 7 milioni con più di 15 anni di età) non più verifiche periodiche in casa ma controlli documentali, effettuati a distanza dagli enti delegati, in base a un sistema informativo che oggi risulta in buona parte frammentato e disomogeneo.






