La posta in gioco è alta. Sul tavolo della nuova politica energetica del Venezuela post -Maduro e dei suoi 300 miliardi di barili di riserve petrolifere, quota più elevata a livello globale, ci sono 100 miliardi di investimenti. E tra i commensali non ci sono solo le big oil americane, ma anche la nostra Eni.

L’ad Claudio Descalzi, invitato alla riunione a porte chiuse di ieri sera alla Casa Bianca insieme a un’altra dozzina di manager, ha detto a Donald Trump: «Siamo qui per investire con gli Stati Uniti». In prima fila, ovviamente, c’erano le compagnie Usa Chevron, che opera già nel Paese, così come ExxonMobil e ConocoPhillips, che hanno lasciato il Venezuela nel 2007. Tra le altre aziende presenti all'incontro figurano Continental, Haliburton, HKN, Valero, Marathon, Shell, Vitol Americas, Repsol, Aspect Holdings, Tallgrass, Raisa Energy e Hilcorp. E poi c’era il Cane a sei zampe, la cui presenza è legata non solo al ruolo conquistato dall’Eni sullo scacchiere energetico mondiale, ma anche alla barra dritta tenuta da Giorgia Meloni sulla politica estera.

Anche ieri il premier ha ribadito che col presidente Usa non sempre è d’accordo e quando capita glielo dice, ma le “direttrici” della politica estera sono «Ue ed alleanza atlantica». L’asse con gli Stati Uniti, insomma, non si discute. E il rapporto con Trump non è di sudditanza, ma di alleati che si confrontano, anche duramente se serve, ma con rispetto reciproco. Lo stesso rispetto che la Casa Bianca ieri ha riservato, e non era banale né scontato, ad uno dei grandi player globali come l’Eni. Descalzi, dopo aver ringraziato il presidente «per il grande sforzo e l’efficienza della sua azione», si è detto infatti pronto «a unirsi alle compagnie americane nello sviluppo dell’industria petrolifera venezuelana».