Per la Cassazione l’imam di Torino Mohammed Shahin, deve restare libero. Ma occhio a parlare di una sconfitta per il governo. Questo perché nel dispositivo del tribunale di ultima istanza vi è l’accoglimento del ricorso dell’esecutivo, in particolare per quel che riguarda le eccezioni processuali sollevate dall’Avvocatura dello Stato.

Tanto è vero che la Cassazione ha rimandato nuovamente il procedimento alla Corte d’Appello di Torino, che dovrà pronunciarsi nuovamente, ma tenendo conto di quanto eccepito dal governo. Come è intuibile si tratta di una vicenda piuttosto complessa e per capirla meglio serve un riassunto della vicenda, che ha inizio il 9 ottobre di quest’anno nel quartiere San Salvario di Torino. Durante un sit-in di protesta contro la guerra in Medio Oriente prende la parola l’imam della moschea della zona, Mohammed Shahin, che si dice «personalmente d’accordo con quello che è successo il 7 ottobre. Noi non siamo qui per la violenza. Ma quello che è successo il 7 ottobre 2023 non è una violazione, non è una violenza».

Il riferimento di Shahin era, ovviamente, all’attacco terroristico su Israele da parte di Hamas. Una posizione che scatena vigorose proteste sia da parte del centrodestra sia da parte della Comunità ebraica. Lo stesso giorno gli agenti della Digos presenti alla manifestazione, inviano un dettagliato resoconto alla Procura di Torino, che il 16 ottobre archivia il procedimento perché per i giudici «non costituisce reato».