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Da martedì le milizie governative siriane del presidente Ahmed al Sharaa e i gruppi curdi riuniti nelle Forze democratiche siriane (SDF) si stanno scontrando in alcuni quartieri di Aleppo, la seconda città più importante della Siria, nel nordovest del paese. Gli scontri hanno causato almeno 21 morti fra la popolazione civile, e sono i più gravi da quando le milizie islamiste hanno rovesciato il regime di Bashar al Assad, nel dicembre del 2024.
I rapporti con la minoranza curda rappresentano al momento la questione più complessa e problematica per la nuova Siria: le Forze democratiche siriane controllano da sei anni una larga parte del nordest del paese e alcuni quartieri di Aleppo. I colloqui per trovare un accordo per integrare le istituzioni politiche e militari curde nel nuovo stato si sono bloccati, e fra milizie governative e SDF c’erano già stati vari scontri.
Quelli iniziati martedì si sono svolti principalmente nei quartieri di Sheikh Maqsoud, Ashrafieh e Bani Zaid, abitati in maggioranza da curdi: l’esercito siriano li ha attaccati per riprenderne il controllo (entrambe le parti si accusano di aver iniziato gli scontri). Giovedì il governo siriano aveva proclamato un cessate il fuoco: è durato fino al pomeriggio di venerdì, quando sono ripresi i bombardamenti. L’obiettivo del cessate il fuoco era permettere ai civili rimasti nei quartieri di andarsene, ma anche ai soldati delle Forze democratiche siriane di abbandonare le zone degli scontri. Il governo siriano aveva fatto arrivare nel quartiere cinquanta bus per permettere ai curdi di abbandonare la zona, ma sono rimasti vuoti. Le SDF hanno annunciato che non intendono lasciare le zone di Aleppo oggetto di attacchi.












