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Ultimo aggiornamento: 18:52

Negli ultimi due giorni sono scoppiati violenti scontri nella città di Aleppo, in Siria, sostanzialmente ignorati dai media italiani. Le forze governative hanno lanciato un ultimatum e poi attaccato tre quartieri settentrionali – Şex Maxsud, Ashrafiye e Bani Zaid – che si trovano sotto il controllo delle Forze di sicurezza interne (Asaysh) e di Consigli popolari collegati all’Amministrazione democratica autonoma (Daa). Quest’ultima, collocata a est dell’Eufrate, resta dal 2012 fuori dal controllo dello stato, prima e dopo la caduta di Assad.

Il 10 marzo il comandante delle Forze siriane democratiche (Fsd) che proteggono la Daa, Mazlum Abdi, ha siglato un accordo con Ahmad Al-Shaara, presidente siriano, che prevede tra l’altro l’integrazione delle Fsd nell’esercito nazionale. Il dialogo non ha tuttavia fatto passi in avanti decisivi perché le Fsd vorrebbero essere integrate come divisioni (come garantito ad altri gruppi armati emersi dalla guerra) e mantenere una collocazione geografica analoga a quella attuale. Per il governo, in questo sostenuto dalla Turchia, dovrebbero invece sciogliersi, con i singoli effettivi ricollocati in altre divisioni e altri territori.