La figura di Pahlavi tuttavia è ancora divisiva in Iran. I monarchici hanno indicato la grande partecipazone come la prova del sostegno al principe. Tuttavia, molti osservatori continuano a sottolineare la mancanza di una "vera leadership" da parte dell'opposizione e la difficoltà di pesare il reale sostegno dei manifestanti all'idea di un ritorno dello scià come possibile scenario post-Repubblica islamica. Figlio primogenito di Farah Diba e di Mohamed Reza Pahlavi, lo scià detronizzato dalla Rivoluzione islamica del 1979, preparato fin dalla nascita a ereditare il Trono del Pavone, il 65enne Reza vive in un sobborgo vicino a Washington. Oppositore fin da subito della Repubblica islamica, è amato da quella fetta di iraniani - in patria come nella diaspora - che ha vissuto l'era Pahlavi come un periodo di progresso e stabilità, interrotto dalla Rivoluzione khomeinista del 1979, e che vede in lui un simbolo di unità nazionale e una potenziale alternativa al regime degli Ayatollah. Allo stesso tempo, è fortemente inviso da una fetta importante della società iraniana - soprattutto le giovani generazioni - che vede con sospetto il suo nazionalismo, i suoi rapporti con Israele e che considererebbe un eventuale rientro in patria come un'operazione imposta dall'esterno per creare un governo "fantoccio". Negli ultimi anni, Pahlavi ha cercato di presentarsi come l'unico candidato valido per guidare una transizione dalla Repubblica islamica. Ma per molti iraniani, Reza non è altro che uno straniero che non conosce il Paese e non padroneggia neppure il farsi.
Iran, lo scià in esilio ai ribelli: "Prepariamoci a difendere le città"
Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto dalla rivoluzione del 1979, si prepara a tornare in Iran per unirsi alle proteste contro il regime che ...















