Reza Pahlavi in questo momento è il «dissidente» più noto al mondo. Il leader dell’insurrezione popolare in corso in Iran è il figlio maggiore di Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo Shah d’Iran, e dell’amatissima Farah Pahlavi. Il Principe avverte un chiaro senso di responsabilità nei confronti della sua patria. È un uomo mite, non parla mai male di nessuno e, quando qualcuno lo attacca, di solito lo fa criticando suo padre, non lui. Nel 1967, all’età di 7 anni, divenne erede al trono. Nel 1978, a 17 anni, lasciò l’Iran per addestrarsi come pilota di jet da combattimento negli Stati Uniti (Texas). Pochi mesi dopo scoppiò la Rivoluzione iraniana del 1979, che depose la monarchia e instaurò la Repubblica Islamica, impedendogli di rientrare in patria. Completò la formazione da pilota e conseguì una laurea in scienze politiche negli Usa nel 1985. L’anno successivo sposò la bellissima Yasmine, con cui ha avuto tre figlie. Dopo la morte del padre nel 1980, Reza è diventato il capo della dinastia in esilio e da oltre quattro decenni si batte per i diritti umani, la democrazia e un Iran libero e laico.
Nel corso del colloquio privato con la delegazione italiana, Alessandro Bertoldi, nella doppia veste di direttore dell’Istituto Friedman e di opinionista de Il Tempo, ha potuto porre delle domande a Reza Pahlavi. Riportiamo qui in esclusiva il colloquio.








